Pulse

PULSE

Performance di Arte Relazionale Somatica


Photo Daniela Tozzi

Progetto e cura di Mila Marchesini e Andrea Ugolini
Testo e Performer Mila Marchesini
Tecnica e suoni a cura di Andrea Ugolini


Debutto 25 gennaio 2022 @ DAS – Dispositivo Arti Sperimentali (Bologna)


Pulse è un progetto performativo che indaga il rapporto tra percezione, propriocezione e partecipazione in ambito artistico.

Come è possibile far emergere la risposta fisiologica, corporea ed emotiva di una fruizione artistica ?

Come riportarla nella sfera propriocettiva per sottolineare quell’inevitabilità di creazione di dinamiche di relazione e interdipendenza tra artista, i fruitori e quel contesto in cui ogni soggetto si trova immerso quando partecipa a un’azione artistica ?

Nell’unità di tempo, spazio e azione che connota l’azione performativa, la percezione è sempre attraversata da soggettività e influenze socio-culturali (spesso inconsapevoli) che si incontrano dando vita a scintille di continue e reciproche influenze e interrelazioni consapevoli o sotterranee, come quelle del battito cardiaco.

Da queste domande e premesse si sviluppa PULSE un progetto d’arte relazionale che esplora il rapporto tra percezione, propriocezione e co-partecipazione per indagare come l’abitare le stesse circostanze possa trasformare e moltiplicare il contesto e l’opera.

La performance coinvolge 6 spettatori alla volta che saranno invitati a sdraiarsi sotto a una struttura a capanna e a chiudere gli occhi per ascoltare il racconto (tratto da un testo originale) della performer che come una cantastorie racconterà una storia arcaica sulla condivisone e trasmissione di quella memoria che si nasconde nei corpi.

Performer e spettatori saranno collegati a sensori di battito cardiaco che rileveranno le variazioni di frequenza ritrasmettendole a un sistema hardware progettato ad hoc. Tutti gli impulsi saranno elaborati e trasformati in una partitura musicale che accompagnerà con un tappeto sonoro unico e irripetibile l’intera durata della performance.

L’interdisciplinarità del progetto, sviluppata in maniera innovativa, soddisfa due livelli di ricerca a cui sono sottoposti al contempo artista e spettatori: indagare quale possa essere la partecipazione e la risposta fisiologica di ciascuno e quale quella comunitaria, con lo scopo di valutare eventuali sincronizzazioni, concordanze e influenze ed esplorare anche le dinamiche tra “gruppo” e “capogruppo” in un’ottica di relazione e “potere”.

The Medium is the Massage

The Medium is the Massage

The medium Is the massage – Santarcangelo 2021

In collaborazione con Silvia Albanese.


Intervento nel Villaggio Temporaneo Sostenibile How to be together di Santarcangelo Festival 2050. Ospite del gruppo Il selvatico come forma di conoscenza alternativa: come disimparare codici e comportamenti consegnandoci al potere dei bambini, coordinato da Valentina Pagliarani

Ape Car

APE CAR

Performance di
Macellerie Pasolini


photo Mario Guida
Regia: Ennio Ruffolo
Drammaturgia: Patrizia Caffiero, Alice Manzini, Mila Marchesini
Performer: Serena Dibiase, Mattia Manfroni
Progetto: Ennio Ruffolo e Maria Donnoli
Produzione: Nove Punti APS / perAspera Festival

L’isolamento è sentirsi piccolo, una piccola parte, sempre più attaccabile, sempre meno forte. Ingigantisce l’esterno, rende sempre meno facile esprimersi perché intanto l’esterno si ingrossa, si irrobustisce: allontanandolo. Isolarsi è essere alla deriva, è guardarsi alle spalle, camminare piano e non fare rumore, soprattutto non fare rumore. Isolarsi è stare in silenzio e non fare rumore. Quindi sperare di diventare invisibili. Così da non essere riconosciuti e additati.

APE CAR è un lavoro di isolamento, di schieramento e ricerca nel passato, quando altri hanno vissuto anche per un attimo lo stesso nostro disagio.

Una performance itinerante, in cui due persone, con una maschera da scimmia, percorreranno lentamente le strade della Bolognina su un’apecar, alla ricerca di luoghi dove far accadere un semplice rituale, fatto di musica e di testi che vengono da artisti costretti nei secoli passati all’isolamento.
Prima di partire per una nuova destinazione.


Taci. Anzi, parla

TACI. ANZI, PARLA


Video finalista della Call Taci. Anzi, parla.
Promossa da La Galleria Nazionale di Roma


Una sensazione. Un aneddoto. Più riflessioni.

Il lockdown ha sottolineato che la relazione più importante è quella con noi stessi. Il nostro quotidiano che pareva stabile si è smaterializzato di colpo, lasciando respiro a nuove prospettive che hanno mostrato la volatilità di granitiche e secolari convinzioni, giudizi e (auto) censure.

Taci. Anzi, parla è un autoritratto in cui interrogo me stessa, cercando e dando spazio a tutte le risposte che nascono: narrative, corporee, adattive, ambientali e mediatiche. Scoprendo un senso comune solo nella loro coesione.

È un video e un gioco, e una riflessione letterale tra il mediato e l’immediato nell’epoca delle possibilità tecnologiche in cui l’imperfezione formale ondeggia tra il concettuale e il raffazzonato.


Pulse (Primo Studio)

PULSE
(PRIMO STUDIO)

Performance di Arte Somatica


photo Luca Squatrito
Progetto e Performance a cura di Mila Marchesini
Tecnica e suoni a cura di Andrea Ugolini

Una storia esiste solo quando qualcuno la racconta.

Una storia esiste solo quando qualcuno la ascolta.

Ma una storia non raccontata esiste?

E una storia non ascoltata?

Qual è il luogo in cui si formano le storie?

E da dove prendono il loro ritmo?


Pulse è un progetto di ricerca performativo multidisciplinare, un’indagine sull’attraversamento della memoria da individuale a collettiva in cui impulsi sonori, narrativi e tattili sono veicolo di trasmissione e trasformazione.

In un contesto scenico che rimanda a una sacralità arcaica, una donna invita uno spettatore alla volta a sdraiarsi e chiudere gli occhi per eseguire su quel corpo una danza rituale fatta di tocchi leggeri e sapienti. Le dita della donna ascoltano dal corpo la storia che lui ha da raccontare e a quel corpo la raccontano di nuovo, riportando in superficie ciò che prima era sepolto. Mentre procede con questo rito di liberazione la donna, allo stesso tempo, racconta la propria storia di formazione e trasformazione come guaritrice e cantastorie

Lo spettatore/partecipante si trova quindi a ricevere simultaneamente, nell’incontro con la performer, due testimonianze da poter tramandare: una di se stesso dal proprio corpo e una della donna, dalla voce di lei.

Nell’avvicinamento concreto tra due persone, il contatto ricopre lo spazio fisico ed emozionale tra il bisogno ancestrale di affermazione della propria identità personale e il sentirsi parte di una collettività che possa accogliere quella identità senza appiattirla e in cui la condivisione di sé – duplice, paritaria e feconda – diventa un rito liminale di attraversamento, riconoscimento e rigenerazione. L’innovazione portata dalla percettività somatica e tattile come territorio di produzione e fruizione artistica si rivela infatti un ritorno all’antico in cui il corpo – cuore pulsante all’interno di un sistema di relazioni – è vitruvianamente misura del proprio mondo.


La Via del Ricamo

LA VIA DEL RICAMO


graphic Stefano Bonsi
Produzione Kizé teatro
Con Fabiana Giordano e Maria Grazia Ghetti
Regia e drammaturgia: Fabiana Giordano e Mila Marchesini
Suono, grafica, riprese video e foto di scena: Stefano Bonsi
Coreografie Laura Bellei
Con le voci e i racconti delle ricamatrici dell’associazione I merletti di Antonilla Cantelli: Ada, Bianca Rosa, Carla, Donatella, Francesca B, Francesca O, Maria Luisa, Scerlina e Tomomi
Voce Alfonso Rubbiani: Francesco Zironi

Lo spettacolo LA VIA DEL RICAMO è uno spettacolo sul merletto bolognese Aemilia Ars. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’associazione KIZE’teatro, specializzata in spettacoli di teatro per bambini e adulti, e il Museo della Tappezzeria Vittorio Zironi, nelle cui collezioni sono conservati alcuni esemplari di merletto Aemilia Ars.

Lo spettacolo vuole valorizzare un patrimonio artistico importantissimo per la storia dell’industria-artistica bolognese ed emiliana, noto in tutto il mondo, attraverso le storie delle donne che lo hanno percorso. La storia di questo merletto si intreccia così a storie di vita al femminile. Lo spettacolo, con linguaggio essenziale e gesti poetici, racconta la storia della sezione merletti dell’industria-artistica “Aemilia Ars”, nata a Bologna nel 1898. Attraverso la voce di una ricamatrice, viene presentata la vita di questa produzione, dalle prime donne che andavano in casa della Contessa Bianconcini-Cavazza per imparare a ricamare, alla diffusione del merletto in Italia e nel mondo, alla grande guerra, che ha visto rallentare l’attività, fino alla sua gloriosa ripresa.



Non solo: lo spettacolo è un viaggio nei sogni e nella vita quotidiana delle donne che realizzarono questi manufatti. Esso celebra il dialogo tra generazioni attraverso la presentazione dello scambio di saperi che avveniva tra le ricamatrici più anziane e quelle giovani, scambio che tutt’oggi avviene nei gruppi di donne che portano avanti la divulgazione di questo sapere. Per la realizzazione dello spettacolo sono state coinvolte alcune ricamatrici bolognesi che continuano a diffondere il merletto Aemilia Ars: le testimonianze delle ricamatrici di oggi creano un ponte tra presente e passato, perché le emozioni e la passione sono le stesse di allora.

Il mondo del merletto viene presentato con coreografie, suoni e musiche evocative, attraverso immagini intime ed estetiche. Questi elementi fanno sì che lo spettacolo possa essere una valida offerta culturale per i bambini e adulti.

photo Stefano Bonsi